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lunedì 3 luglio 2023

Fiandre - Itinerario città d'arte. Bruxelles, Lovanio, Mechelen

di Giulia Cocchella

Mi piace pensare che la viabilità sia qualcosa di più di un semplice dato di transito o di regolamentazione del traffico stradale.
Se una città si dà delle norme e delle strutture che consentono a tutti gli utenti della strada di muoversi con agio e in sicurezza, allora quella città è anche più inclusiva, più vicina alle esigenze di tutti. Si occupa della qualità di vita delle persone.
Muoversi in bici per le vie di Bruxelles (e di tutte le Fiandre, come avremo modo di vedere) è un'esperienza sublime per chi è abituato a fare il ciclista urbano a Genova. 
Dimenticate l'ostilità costante, le corsie ciclabili invase, i sorpassi che spettinano. Dimenticate le portiere che si aprono all'improvviso, i colpi di clacson in salita e ogni altra forma di malcelata ostilità e rilassatevi: siete in Belgio! 



Qui le corsie degli autobus sono anche delle biciclette, le auto si fermano per farci passare e il traffico adegua la sua velocità a favore della sicurezza. Nessuno sbraita né fa manovre che rivelino impazienza: ognuno occupa la strada con la tranquillità di chi si sta spostando da un luogo a un altro. Senza drammi. 

La tappa  Bruxelles-Lovanio-Mechelen è lunga un'ottantina di chilometri circa, non presenta dislivello e risulta piacevolissima sin dall'inizio.
Passiamo davanti ai grattacieli del Parlamento Europeo, quindi la ciclabile ci porta gradualmente fuori città, srotolando il suo tappeto in mezzo al verde.




Pedaliamo all'interno di un parco lussureggiante, dove facciamo il nostro primo incontro con le oche egiziane
Scopriremo in seguito che questa specie alloctona ha colonizzato moltissime aree naturali e cittadine, tanto da rappresentare una minaccia per la fauna locale. Almeno così ci sembra che abbia detto un ciclista francese che disapprovava il nostro entusiasmo per questi buffi anatidi brucanti.




Le nuvole, con il loro passaggio, consegnano alla continua variabilità le nostre foto; ci fermiamo spesso a mettere e togliere la giacca antivento.

Nell'acqua galleggia un nido di folaghe con folaghini.


Si affacciano sulla strada casette meravigliose, circondate da curatissimi giardini.




Si susseguono coltivazioni dai solchi ordinati, campi di grano, campi di pascolo; incontriamo cavalli, mucche, rondini, mentre sopra le nostre teste trascorrono incessantemente le nuvole.






Arrivati a Lovanio, o Leuven, ci fermiamo per visitarla. 
Ciò che più attrae la nostra attenzione è il Groot Begijnhof o Grand Beguinage, un luogo di silenzio e di riposo, come descritto nel cartello che accoglie all'ingresso. Non abbiamo mai visto niente di simile  prima d'ora. Fondato nel 1232, è stato abitato dalle "beghine" fino agli anni '80 del '900, leggiamo, anche se dal 1962 è divenuto proprietà dell'Università di Lovanio che lo ha restaurato e trasformato in un recinto residenziale per studenti, professori, visitatori internazionali e collaboratori universitari. Non è chiaro se questa bizzarra convivenza sia frutto di una traduzione bislacca delle informazioni turistiche o di una reale coabitazione. 
Le beghine erano donne appartenenti ad associazioni religiose esterne ed estranee alla struttura gerarchica della Chiesa cattolica: erano vedove o non sposate, e vivevano secondo regole simili a quelle monastiche, ma senza prendere i voti. Si dedicavano alla preghiera e alle opere di bene, come la cura e il sostentamento di poveri e mendicanti. Comparse nel XII secolo proprio qui, nelle Fiandre, si diffusero soprattutto in Germania e in Francia, poiché in Italia la Chiesa romana preferiva che la religiosità femminile si incanalasse nelle forme monastiche tradizionali. 
Le beghine, neanche a dirlo, caddero presto in sospetto di eresia, a causa della loro interpretazione letterale delle Sacre Scritture. O forse perché non veniva visto di buon occhio il fatto che non pronunciassero i voti. O più semplicemente, dico io, in quanto comunità femminile  autonoma e non conforme. 
Fatto sta che i beghinaggi nelle Fiandre divennero tantissimi e si svilupparono come vere e proprie "città nella città", con edifici propri, adibiti alle diverse attività. 
Ci muoviamo tra di essi prima in bici, poi a piedi, per non fare troppo rumore e perché l'acciottolato mette a dura prova le mani sul manubrio.




Le attuali costruzioni in mattone sono attribuite al '600; nel secolo successivo la comunità raggiunse il suo massimo sviluppo, arrivando a ospitare 300 donne.




Provo a immaginarle, affaccendate, ma c'è una pace così assoluta, imperturbata, che non riesco a raffigurarmele in altro modo che come esili figurine simili a ombre, intente a imporsi il silenzio l'una all'altra con il dito sulle labbra.



Ci lasciamo alle spalle Lovanio, seguendo il canale e più avanti il corso del fiume Dyle. Le rondini volano basse su un campo di grano, sfiorando veloci le spighe e le nostre teste. Tutto - i colori, le forme naturali, il loro riflesso nell'acqua - tutto concorre alla festa del paesaggio e alla gioia di chi lo percorre.






La sera arriviamo troppo stanchi per visitare Mechelen, la vedremo domani: raggiungiamo il nostro albergo, doccia, supermercato più vicino e degustazione casalinga di birre belghe





domenica 2 luglio 2023

Fiandre. Una teoria sui viaggi

 di Giulia Cocchella



Una mia cara amica ha una teoria interessante sui viaggi in aereo: poiché il nostro corpo viene spostato rapidamente da un territorio a un altro, spesso del tutto differente da quello di partenza, poiché la velocità di trasferimento è decisamente imparagonabile a quella che saremmo in grado di sviluppare camminando, a viaggiare sarebbe soltanto il corpo. Tutto ciò che abita il corpo - lo spirito in senso ampio - verrebbe dopo, ci raggiungerebbe più tardi. Da qui il malessere, simile a uno straniamento in effetti, che accompagna il nostro arrivo altrove. 

Quest'estate, ben decisi a scongiurare ogni rischio di dissociazione, andiamo in Belgio col pullman.
La tratta Genova-Bruxelles via Flixbus, 16 ore filate, regala al corpo e allo spirito un'ineffabile esperienza di viaggio, di spostamento vero e puro, che dura nel tempo quanto basta per allontanare qualsiasi sensazione disincarnata. Altrochè: arriviamo a Bruxelles completamente sfatti.


Scarichiamo le bici dal portabagagli (unico vero vantaggio di questa scelta) e iniziamo a girovagare sotto la pioggia.



La città si presenta da subito capitale: è maiuscola, ariosa, generosa in bellezza. Le opere d'arte sono dentro i musei e nelle strade, nei parchi, sui muri delle case. 
Le facciate dei palazzi si sviluppano in altezza, ciascuna nel suo stile e con il suo colore; il profilo aguzzo o stondato delle finestre sottotetto delinea un orizzonte mosso, che ben si accompagna alle nuvole sempre variabili sullo sfondo.

Nella Grand Place lo sguardo si sposta da un edificio all'altro: il Municipio in stile gotico fiorito, con la sua torre monumentale, il Museo della città, le antiche sedi delle gilde, l'oro delle sculture che decorano gli edifici insieme ai colori degli abiti delle persone. C'è qualche ombrello aperto, ma a solo beneficio dei gruppi di turisti: ha smesso di piovere.

 
Sospese a un filo, dondolanti nel vento, delle gabbie floreali decorano una via laterale. 



Bruxelles, o Brussels in fiammingo, è anche la città delle bande dessinée, i fumetti. Il Parcours BD nasce negli anni '90 per contrastare in modo attivo e creativo l'affissione dei cartelli pubblicitari. Si possono incontrare Asterix, Corto Maltese, Tintin e molti altri personaggi; negli anni, questa enciclopedia all'aperto del fumetto si è aggiornata con i nuovi autori.



In un grande parco cittadino incontriamo i giganteschi gattoni di bronzo di Philippe Geluck, designer e scultore, che con questo progetto di mostra itinerante all'aperto, "Le chat déambule", ha finanziato il Museo del Gatto e del Fumetto, di prossima inaugurazione a Bruxelles.



Nel ricostruire a posteriori questo viaggio, i ricordi del nostro primo giorno si confondono. Nemmeno le foto vengono in aiuto. Sono certa, per esempio, che non ci siamo fatti mancare la visita d'obbligo al Manneken Pis, ma non ne conservo nemmeno una foto. E dire che lo spirito del Manneken ci ha accompagnati per tutta la permanenza nelle Fiandre, dando un contributo fondamentale al nostro "vocabolario di viaggio". Comunque: il manneken è imperdibile, non tanto per ciò che è - un bronzetto secentesco di puttino pisciolante - ma per ciò che rappresenta: una divertente follia collettiva. Diventato il simbolo dell'irriverenza e dello spirito ribelle di Bruxelles, quindi protettore della città e portavoce del popolo, è tenuto in gran conto non solo dai turisti, ma soprattutto dai cittadini. Ormai è consuetudine vestirlo con abiti dedicati alle occasioni speciali o alle varie festività del calendario, tanto che il suo guardaroba comprende circa mille abitini diversi. Ma se si pensa che la sua sia stata una vita noiosa di svaghi e mondanità, niente affatto: oggetto di atti vandalici, furti (rapimenti, verrebbe da dire) e oltraggi diversi, il povero manneken dà ora prova di grande disinvoltura comparendo spavaldo nelle foto di tutti i turisti, offrendo a ognuno un placido sorriso bronzeo, nonché lo spettacolo di un'inarrestabile minzione.

Per organizzare il viaggio sono stati di grande ispirazione questi siti, curatissimi e con tracce gpx:



Da domani inizieremo a pedalare seguendo l'Itinerario delle città d'arte.
Ci organizzeremo così: un giorno di pedalata, un giorno da dedicare alla visita della città raggiunta. In questo modo, se anche lo spirito dovesse avere uno scarto sul corpo, o se a sua volta il corpo fosse superato dal pensiero, battuto sul tempo, ecco che potranno aspettarsi su una panchina a Bruges o in stazione ad Anversa.