giovedì 12 settembre 2013

La ciclabile di Levanto per campioni (di colore)

di Giulia Cocchella


Tra tutti i tipi di psicosi, la monomania per i campionari non è tra le peggiori.

Che poi, nel mio caso, non si tratta davvero di un problema – come dicono tutti? – piuttosto di una cosa che mi piace fare. Mi piace descrivere i luoghi per campioni.

I campionari sono una cosa meravigliosa.


Una volta provai a rubarne uno nel negozio di colori dove ho comprato la vernice per la cucina, ma niente da fare, il negoziante se ne accorse e mi disse quello è mio signorina, mi disse lo lasci qui.


Allora provai a chiederlo in regalo, qualche tempo dopo, in una bottega più piccola nel centro storico, così piccola, così bottega, che mai avresti pensato ad un rifiuto. E invece sì: i campionari, chi ce li ha se li tiene stretti. Come biasimare? Un tale prontuario di colori che digradano l’uno nell’altro, catalogo delle sfumature, deliziosa enciclopedia cromatica di tutto lo scibile…


Con un campionario tra le mani si dispiegano tutte le possibilità: ogni scelta è possibile e lo sono tutte.

Campionare un luogo è un’operazione interessante perché permette di smontarlo in pezzi più piccoli senza dividerlo, consente la visione panoramica ma attraverso i singoli dettagli. Perché anche qualora la nostra visione periferica sia molto sviluppata, non sono quasi mai i panorami , ma i singoli colori che ci colpiscono, le singole forme. Una dimostrazione di questo sta nel modo in cui funziona la nostra memoria: un piccolo oggetto, un odore o una precisa tonalità di blu fanno riaffiorare la visione d’insieme.

È così che voglio mostrarvi la Ciclabile di Levanto, per campioni.







I cinque kilometri e mezzo che da Levanto portano a Framura, passando per Bonassola, sono un incessante alternarsi e sovrapporsi di grigio asfalto, azzurro mare, verde foglia, azzurro cielo.


L’impatto è ancora più entusiasmante perché queste finestre di colore si aprono all’improvviso nel mezzo di un tunnel scuro o vi attendono come porte spalancate alla fine della galleria, in un continuo passaggio dal buio alla luce, un po’ come accadeva viaggiando in treno, quando questa era una ferrovia, ma con la lentezza del pedale.








Di ferrovia dismessa parlano ancora i licheni sulle pietre, grigio rossastri, e i pattern di mattoni e di pietre,











     


cui si affiancano quelli naturali e urbani, ciascuno con la sua geometria.










 La Ciclabile Levanto-Framura è anche un bel repertorio di ombre











che si allungano sull’asfalto e vivono in un mondo parallelo e capovolto, non abitabile.


                Quando arriviamo a Bonassola, che è piena di biciclette, il sole proietta ombre a due ruote ovunque, ferme e in movimento, di turisti ma soprattutto di gente del luogo, che dal 2010, quando è stato inaugurato questo tratto di ciclabile, può raggiungere Levanto senza percorrere la strada dei monti.


Penso che tutto considerato è andata davvero bene, che quando qui passava il treno, su quell’unico binario che era allora la linea Genova-Pisa, i viaggiatori non si immaginassero il sopravvento delle biciclette e la possibilità di raggiungere, pedalando, le calette nascoste lì sotto. Penso che una vecchia ferrovia che si trasforma in pista ciclabile abbia una qualche parentela con quelle case abbandonate in cui piano piano si insinuano gli alberi e la natura riprende i suoi spazi. Non chiedetemi perché.








Resta il fatto che questo pensiero mi conforta e mi fa credere che esistano grandi possibilità di cambiamento, delle cose e delle persone, delle abitudini: oggi la conversione di un vecchio tratto di ferrovia in abbandono, domani la progettazione di ciclabili urbane ex novo, come di fatto sta accadendo.

Possiamo pedalare contenti.




«Quando torniamo ti compri un paio di jeans come si deve. Ti accompagno»


«Cosa c’è che non va nei miei pantaloni?»


«Guardati: sono così larghi che li devi arrotolare!»


«È per non sporcarli con la catena!»


«Se fossero a forma di pantaloni non ti sporcheresti »


«Uffa…»


«Ti ci porto io, eh?»


«Poi i jeans sono tutti schiariti, sabbiati, sicuro hanno fatto venire la silicosi a qualcuno…»


«Ma noi li compriamo blu. Blu e stretti in fondo»


«No-ooo!»


«Hai dei problemi con la tua femminilità…»


Silenzio, galleria lunga.


«…Dici?»



Ciclabile Levanto - Framura: il sonno, i vecchi e i campionari

di Ila

Abbiamo deciso che ci faremo tutte le ciclabili del pianeta, ma proprio tutte! E poi ve le racconteremo! Tutte! Non siete già più felici? La vostra giornata non è istantaneamente migliorata a sentire questa notizia? Forse cadrà il governo, o magari vostra suocera verrà a cena, e il vostro capo vi manderà una lettera di richiamo perché ve ne state sempre a spulciar cose su internet - e mica ha torto, stai leggendo un blog di ciclismo e sono le undici del mattino - o, forse, accadranno tutte e tre le cose, ma a te che ti importa?? Ci siamo noi a raccontarti le ciclabili!

Io sabato, questo appena passato, non ci volevo andare a fare la ciclabile. Troppo stanca, non avevo chiuso un occhio tutta la notte ( no, non ve lo dico il perché della mia insonnia! Non siamo ancora abbastanza in confidenza! ), ma la Giuli ha detto no, no, andiamo.

Siamo andate. Io, sul treno,  mi sarei anche messa a dormire profondamente, con tanto di capo abbandonato e oscillante,  e rivolo di saliva ad un angolo della bocca, se non fosse stato per il vecchietto a fianco a me - abbigliamento del vecchietto: pantaloni di velluto a coste verde sottobosco, dolcevita crema, giacca di fustagno marrone. Temperatura sul treno almeno 30° Celsius - , che spazientito per la troppa gente, non smetteva di esortare quelli che non avevano trovato posto ad andarsene in un'altra carrozza e a non sostare nel corridoio della nostra. Io avrei voluto dirgli ma che ti frega, vecchietto con la giacca di fustagno e problemi di omeostasi?? Solo che agli anziani bisogna portare rispetto che hanno fatto la guerra. Sì, ma chissà da che parte.

Dopo un 'oretta abbondante scendiamo a Levanto. Sulla accessibilità delle stazioni liguri - italiane non dirò, meritano un post tutto per loro.  A Levanto non ero mai stata, è un paesino grazioso, dove, pur essendo in Liguria, si respira già un po' di Toscana. Biciclette  ovunque.

L'inizio della ciclabile è a ridosso della passeggiata a mare, e dalla stazione non dista più di cinque minuti; le indicazioni ci sono, è quasi impossibile non trovarla. Se avete dei dubbi, mettetevi a pedinare qualche bicicletta, attività, il pedinamento, davvero divertente, - grazie all'Uomo di Pile che ce l'ha fatta scoprire! Dei cinque chilometri e mezzo della ciclovia la maggior parte sono coperti, si passa nelle gallerie della vecchia ferrovia. Le gallerie sono suggestive, fresche, con le gocce di condensa che cadono dall'alto inaspettate, e fanno venire la pelle d' oca - okay, se ti centrano un occhio ti accecano, ma, escludendo il pericolo cecità momentanea e conseguente frontale con il ciclista danese che viene nel senso opposto, sono molto poetiche! - e poi ci sono le aperture laterali, che danno direttamente sul mare, e  tolgono il fiato.








È  una ciclovia semplice, adatta a tutti, e breve purtroppo. Noi ci siamo fermate a Bonassola per mangiarci un panino, scegliendo il locale che garantisce  il servizio più lungo del mondo. Ed è lì, al tavolino di quel bar lento, lento, lentissimo,  che la mia amica Giuli mi ha confessato il suo terribile segreto, la sua mania nascosta, la sua ossessione. I campionari.
 
Le piacciono i campionari, tutti i campionari. Se ne avete uno in casa, perché siete degli imbianchini o commerciate in campionari, per favore, mettetevi una mano sulla coscienza e regalatene uno alla Giuli. Farete di lei una donna felice, e lei potrebbe, forse, anche esservi mooolto riconoscente. Non garantisco però su quest'ultima mia affermazione.


Mi ha detto: " A me mi piacciono i campionari !!!" , proprio così, a me mi, perché si capisse che ci tiene, e tanti punti esclamativi sulla lingua.  Poi, per darsi un tono e non sembrare completamente pazza,  mi ha tirato fuori la didattica museale e Bruno Munari, cercando di trovare un che di razionale a questa sua compulsione al campionamento. La verità, cari miei, è che è un'ossessione bella e buona! E così, appena dopo il panino, che abbiamo atteso circa un'ora e mezza, abbiamo campionato la ciclabile, su e giù, per il resto del pomeriggio. Nessun lichene da ferrovia, nessuna piantina grassa, nessun fiore è stato trascurato: tutto è stato fotografato e archiviato!
Alla fine, stanche, ma felici, ci siamo pappate un gelatino in quel di Levanto prima di riprendere il treno e tornarcene a casa. Lì, in gelateria, io mi sono perdutamente innamorata del caschetto di una bambina, fatto a coccinella, e del campanello della sua bici. Il caschetto della bambina non ho potuto fotografarlo, lo indossava, e io non volevo beccarmi occhiatacce, o simili, dai genitori, che, si sa, sono  apprensivi e sospettosi. Fidatevi, era bellissimo! 





Cosa aspettate quindi? Cosa ci fate ancora lì seduti, con le trippe che vi arrivano alle ginocchia??? La ciclabile vi aspetta!
Link:



Perché " A ruota libera "

  di Giuli e Ila


Abbiamo deciso di aprire questo blog per caso, forse tornando da qualche gita, non ricordo. Ci siamo guardate e  ci siamo dette perché no? O, forse, sìììììììì!!!!!!! Andiamo in bicicletta perché ci diverte. Perché fa bene, ed è economico. Perché ci rende felici.

La motivazione principale è questa: andare in bicicletta ci rende felici. Anche nelle giornate nate male, pedalata dopo pedalata il malumore si stempera, e qualcosa di molto simile alla felicità fa quasi sempre capolino dalle parti della pancia. Andare in bicicletta causa felicità, ottimismo ed allegria, immotivati. State attenti.

La gioia va condivisa, altrimenti che gioia è? Non si può essere felici da soli, non c'è gusto. Bisogna contagiare quante più persone possibile! Questo blog sarà il nostro modo di inocularvi una piccola, piccolissima dose di felicità!

Scriveremo di bici e di donne, e di tutto ciò che amiamo. Non siamo due tecnici, non riconosciamo i componenti della bici, e non sapremmo cosa fare in caso di foratura, a parte correre in officina. Pedalare a Genova è faticoso, ci vogliono gambe e fiato, e  alla fine della salita ci si ritrova madide di sudore e con il trucco che si strucca. Andare in bicicletta all'ombra della Lanterna  è poco elegante, sarà per questo, forse,  che i già pochi ciclisti sono quasi tutti uomini. Suderanno, ma almeno non corrono il rischio in cima alla salita di sembrare dei panda, perché, alla fine, anche i trucchi waterproof più tenaci cedono!

Iniziamo questo blog come si inizia una salita, con forza, con il desiderio di arrivare in fondo, e pregustando la discesa, con l'aria fresca che ci viene addosso, e la bici che si fa veloce e leggera. Quasi un volo. Non sappiamo di preciso dove ci porterà questo nuovo inizio, ma speriamo di divertirci, noi e voi, e se siete dei ciclofobi incalliti, magari, di farvi venire la voglia di pedalare.